“Sono un host e difendo il diritto all’home sharing” Un messaggio al Parlamento dalle comunità di host

Da settimane Airbnb è impegnata in una intensa attività di relazioni istituzionali con Governo e Parlamento per fornire spunti su come rendere davvero efficace la norma per la ritenuta alla fonte sui ricavi degli host contenuta nella manovra fiscale di primavera (leggi l’intervista al country manager Matteo Stifanelli: “Sì alla tassa sugli affitti ma non con queste regole”) per definire regole che possano funzionare. Senza modifiche, il rischio è di lasciare spazio al solo scenario di un contenzioso legale.

Al contrario, però, sono giunte in Parlamento in queste ore sotto forma di emendamenti proposte inaccettabili per gli host che condividono casa, come quella di chiedergli di dotarsi di porte tagliafuoco, di trasformarsi in albergatori perché forniscono a un ospite le lenzuola pulite, di obbligarli, per condividere un proprio bene, a veri e propri labirinti burocratici. Sono tentativi di introdurre oneri ingiusti che nulla hanno a che fare con un miglioramento del rapporto tra cittadino e fiscalità ma puntano, chiaramente, a limitare il diritto di condividere la propria casa. Gli host sono anche stati accusati di fornire una pessima ospitalità e di essere irresponsabili, nonostante oltre il 75% dei viaggi – ad esempio – abbia una recensione a 5 stelle, il massimo previsto su Airbnb. Oltre il 70% degli ospiti, inoltre, ha dichiarato che non sarebbe venuto in Italia e/o non sarebbe rimasto altrettanto a lungo se non ci fosse stata Airbnb. Nel 2015 a livello globale gli alberghi hanno segnato il record di profitti con 73 miliardi, il picco dal 2007, quando Airbnb non esisteva.

In tante città italiane gli host hanno creato delle comunità attive e responsabili.

Gianni, Emanuela, Federico, Antonella, Lorenza, Maurizio, Francesca sono alcuni degli host italiani Airbnb che hanno deciso, in queste ore, di metterci la faccia, lanciando un messaggio al Parlamento.

“Sono un host e pago le tasse. In questi anni abbiamo reso il turismo più accessibile alle famiglie: voglio che continuino a venire nella mia casa e nella mia città”.

Antonella, host a Milano

Questi emendamenti sono un freno al futuro. Abbiamo millenni di storia da condividere con il resto del mondo, perché vietarlo? Gli host arricchiscono il Paese, sostenendo la cultura e le tradizioni italiane. Più visitatori, più spese in Italia, più cultura italiana nel mondo”.

Emanuela, host a Roma

“Mi dite chi, in casa propria, potrebbe mai avere una ‘porta tagliafuoco’?”

Francesca, host a Bologna

Liberiamo le energie vitali del Paese, ma serve un quadro di regole chiare, che non impediscano di iniziare o proseguire un’attività economica. Io sono un host e pago le tasse. Dico sì alle regole, purché non penalizzanti per chi vuole intraprendere questa esperienza”.

Gianni, host a Firenze

“Aprire la porta di casa agli altri è un gesto semplice, vorrei lo diventasse anche adempiere agli obblighi di legge, non il contrario”.

Federico, host a Bologna

Condividere la propria casa è un diritto. Condividere la propria città un piacere. Vogliamo che chi arriva si senta accolto. Perché deve diventare tanto complicato seguire le regole?

Lorenza, host a Milano

“Secondo certi emendamenti se nella stanza di casa che condivido su Airbnb farò trovare le lenzuola pulite per un ospite dovrò essere considerato un albergo. C’è qualcosa che non va”.

Mauro, host a Bologna